21 SETTEMBRE ore 21.00 - Teatro Palamostre di Udine 

RAGA D’OLTREOCEANO

Terry Riley: pianoforte, voce
Amelia Cuni: voce

The concert is divided into two parts the first is made up of original piano compositions and improvisations performed by Terry Riley, the second of works and arrangements as a duo with the participation of Amelia Cuni.
Terry Riley's piano improvisations are based on themes and structures drawn from his work, constantly seeking new relations between rhythmic structures and melodic forms based on a great variety of scales and modes. The independent use of hands and voice allow him to achieve improvised three-voiced polyphonies and is one of the characteristic traits of his work. He is considered one of the most important figures of contemporary American music, together with La Monte Young, the originator of the “minimalist” movement. His piano improvisations make free use of rhythmic and melodic modules, which make the musical structure fluid and constantly open to new and unexpected developments. His music draws on a great variety of compositional techniques and ideas and is influenced by Jazz and blues as well as Indian music.
The classical tradition of northern India has had a profound influence on the musical thoughts of Terry Riley, who has studied Khyal singing with Pandit Pran Nath from 1970 until the death of the Indian maestro in 1996. Riley's attraction to this antique and refined tradition was immediate and whole-hearted, also thanks to the many connections and similarities with his own musical and philosophical inclinations. He has continued an intense practice of Indian singing along side his notable artistic production as a virtuoso piano composer and improviser.
Amelia Cuni is a Dhrupad singer, the most antique form of Hindustani cultural music. This music has its origins in the ritual music of the Indian temples of the 14th century, and subsequently became the music of the court of the Mogul emperors. This tradition has been preserved up to the present day within family dynasties of performers, and Cuni has studied intensively with such families during her 10-year residence in India. She has lived in Germany since the end of the 1980's, and together with her activities as a traditional Dhrupad singer she is also active on the international scene with numerous experimental projects and the production of contemporary music. Numerous composers have written pieces for her voice, including Terry Riley ('What the River Said', 1999, commissioned for the Norwich and Norfolk festival in England).
Thus the Indian vocalisation is the principal source of inspiration for these collaborative works as a duo. Riley contributes with his exceptional ability to draw close East and West using modal piano improvisations and inflections typical of Khyal music in his personal vocal expression. To this, Amelia Cuni brings over 20 years of research aimed at a “contemporary” presentation of Dhrupad singing.
The melodic and rhythmic filigree which enrich Indian singing, the emotional impact and the evocations of traditional raga (raga: from Sanskrit: “that which colours the mind”), together with traditional improvisational techniques, are elaborated by the two musicians according to their personal, and in part similar, experience and study of Indian culture. Riley and Cuni share a heterogeneous approach, which lends itself to overcoming the geographical and cultural borders between the continents, whilst maintaining a respect for the traditions in the sense of a continuous evolution and renewal of the common patrimony. Both have demonstrated their ability to integrate their deep knowledge and technical mastery of Hindustani traditions in their creative work many times, work which always shows the signs of direct, first-person experience. Not a quotation, but rather a “lived experience” of raga, from which a circular and cyclical vision emerges, a vision which encompasses east and West, man and nature, daily experience and the supernatural.
Riley, talking about the project, says: “The challenge in this form is to create a coherent dialogue between the keyboard and vocal improvisations. This is something that has occupied a large part of my creative efforts in recent years.”

The RAGA D'OLTREOCEANO are composed and improvised in numerous languages, including American, Hindi and Italian and include verses from the poets of the Beat Generation and modern Indian poets.

Il concerto si divide in due parti: la prima consiste di composizioni originali e improvvisazioni al pianoforte eseguite da Terry Riley, la seconda di lavori e arrangiamenti in duo che includono la partecipazione di Amelia Cuni.
Terry Riley improvvisa al pianoforte su temi e strutture tratte dai suoi lavori, ricercando sempre nuove relazioni tra strutture ritmiche e forme melodiche basate su una grande varietà di scale e modi. L'uso indipendente delle mani e della voce gli permettono di ottenere polifonie a tre voci improvvisate e rappresentano uno dei tratti caratteristici della sua produzione. Egli è considerato una delle figure fondamentali della musica americana contemporanea e, assieme a La Monte Young, l'originatore del movimento “minimalista”. Le sue improvvisazioni al pianoforte si svolgono utilizzando liberamente moduli ritmici e melodici che rendono le strutture musicali fluide e sempre aperte a nuovi e inaspettati sviluppi. La sua musica impiega una grande varietà di idee e tecniche compositive ed è influenzata dal Jazz e dal Blues, come pure dalla musica indiana.
La tradizione classica dell'India del Nord ha influenzato profondamente il pensiero musicale di Terry Riley, che ha studiato canto Khyal con Pandit Pran Nath dal 1970 sino alla scomparsa del maestro indiano, nel 1996. L' attrazione di Riley per questa antica e raffinata tradizione era stata immediata e totalizzante, anche per via delle numerose corrispondenze e affinità riscontrate con le proprie inclinazioni musicali e filosofiche. Egli ha infatti continuato una intensa pratica del canto indiano affiancandola all sua notevole produzione artistica come compositore e virtuoso improvvisatore al pianoforte.
Amelia Cuni è cantante di Dhrupad, il genere più antico della musica colta indostana che affonda le sue origini nella musica rituale dei templi dell'India del 1300, divenuto in seguito musica di corte degli imperatori Mogul. Tale tradizione si è preservata sino ai giorni nostri all'interno di famiglie d'arte, con cui la Cuni ha studiato intensivamente durante la sua decennale permanenza in India. Risiede in Germania dalla fine degli anni '80, e parallelamente alla sua attività di cantante di Dhrupad tradizionale, è attiva sulla scena internazionale anche con numerosi progetti di genere sperimentale e produzioni di musica contemporanea. Vari compositori hanno scritto per la sua voce, tra cui anche Terry Riley ('What the River Said', 1999, commissionato dal festival di Norwich e Norforlk, Inghilterra).
La vocalità indiana è quindi la principale fonte di ispirazione di questi lavori collaborativi in duo. Riley vi contribuisce con la sua eccezionale abilità di avvicinare oriente e occcidente nell'impiego dell'improvvisazione modale al pianoforte e delle inflessioni tipiche del Khyal nella sua personale espressione vocale. Amelia Cuni apporta invece il suo ventennale lavoro di ricerca volta ad una presentazione “contemporanea” del canto Dhrupad.
La filigrana melodica e ritmica che impreziosisce il canto indiano, l'impatto emotivo e le suggestioni dei raga tradizionali (raga: dal sanscrito:”ciò che colora la mente”) assieme alle tecniche improvvisative della tradizione vengono elaborate dai due musicisti secondo la loro propria, e parzialmente affine, esperienza di approfondimento della cultura indiana. Riley e Cuni condividono un approccio eterodosso, che tende al superamento dei confini geografici e culturali fra i continenti, seppur nel manifesto rispetto della tradizione intesa come continua evoluzione e rinnovamento di un patrimonio comune. Entrambi hanno più volte dimostrato di essere in grado di integrare la approfondita conoscenza e padronanza tecnica della tradizione indostana nel loro lavoro creativo che risulta così sempre improntato ad una esperienza diretta, in prima persona. Nessuna citazione, ma piuttosto un “vissuto” del raga da cui emerge una visione circolare e ciclica che abbraccia oriente e occidente, uomo e natura, esperienza quotidiana e soprannaturale.
Dice lo stesso Riley riguardo al progetto: “The challenge in this form is to create a coherent dialogue between the keyboard and vocal improvisations. This is something that has occupied a large part of my creative efforts in recent years.”

I RAGA D'OLTREOCEANO sono composti e improvvisati in lingue diverse quali, americano, hindi, italiano, e includono i versi della Beat Generation e di poeti moderni indiani.

 

www.terryriley.com
www.ameliacuni.de

 

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