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Il concerto si divide in due parti: la prima
consiste di composizioni originali e improvvisazioni al
pianoforte eseguite da Terry Riley, la seconda di lavori e arrangiamenti
in
duo che includono la partecipazione di Amelia Cuni.
Terry Riley improvvisa al pianoforte su temi e strutture
tratte dai suoi lavori, ricercando sempre nuove relazioni
tra strutture
ritmiche e forme melodiche basate
su una grande varietà di scale e modi. L'uso indipendente delle mani e
della voce gli permettono di ottenere polifonie a tre voci improvvisate e rappresentano
uno dei tratti caratteristici della sua produzione. Egli è considerato
una delle figure fondamentali della musica americana contemporanea e, assieme
a La Monte Young, l'originatore del movimento “minimalista”. Le sue
improvvisazioni al pianoforte si svolgono utilizzando liberamente moduli ritmici
e melodici che rendono le strutture musicali fluide e sempre aperte a nuovi e
inaspettati sviluppi. La sua musica impiega una grande varietà di idee
e tecniche compositive ed è influenzata dal Jazz e dal Blues,
come pure dalla musica indiana.
La tradizione classica dell'India del Nord ha influenzato profondamente
il pensiero musicale di Terry Riley, che ha studiato canto Khyal con
Pandit Pran Nath dal
1970 sino alla scomparsa del maestro indiano, nel 1996. L' attrazione
di Riley per questa antica e raffinata tradizione era stata immediata
e totalizzante,
anche per via delle numerose corrispondenze e affinità riscontrate
con le proprie inclinazioni musicali e filosofiche. Egli ha infatti
continuato una intensa pratica del canto indiano affiancandola all
sua notevole produzione
artistica
come compositore e virtuoso improvvisatore al pianoforte.
Amelia Cuni è cantante di Dhrupad, il genere più antico della musica
colta indostana che affonda le sue origini nella musica rituale dei templi dell'India
del 1300, divenuto in seguito musica di corte degli imperatori Mogul. Tale tradizione
si è preservata sino ai giorni nostri all'interno di famiglie d'arte,
con cui la Cuni ha studiato intensivamente durante la sua decennale permanenza
in India. Risiede in Germania dalla fine degli anni '80, e parallelamente alla
sua attività di cantante di Dhrupad tradizionale, è attiva
sulla scena internazionale anche con numerosi progetti di genere sperimentale
e produzioni
di musica contemporanea. Vari compositori hanno scritto per la sua
voce, tra cui anche Terry Riley ('What the River Said', 1999, commissionato
dal
festival
di Norwich e Norforlk, Inghilterra).
La vocalità indiana è quindi la principale fonte di ispirazione
di questi lavori collaborativi in duo. Riley vi contribuisce con la sua eccezionale
abilità di avvicinare oriente e occcidente nell'impiego dell'improvvisazione
modale al pianoforte e delle inflessioni tipiche del Khyal nella sua personale
espressione vocale. Amelia Cuni apporta invece il suo ventennale lavoro di ricerca
volta ad una presentazione “contemporanea” del canto Dhrupad.
La filigrana melodica e ritmica che impreziosisce il canto indiano,
l'impatto emotivo e le suggestioni dei raga tradizionali (raga: dal
sanscrito:”ciò che
colora la mente”) assieme alle tecniche improvvisative della tradizione
vengono elaborate dai due musicisti secondo la loro propria, e parzialmente affine,
esperienza di approfondimento della cultura indiana. Riley e Cuni condividono
un approccio eterodosso, che tende al superamento dei confini geografici e culturali
fra i continenti, seppur nel manifesto rispetto della tradizione intesa come
continua evoluzione e rinnovamento di un patrimonio comune. Entrambi hanno più volte
dimostrato di essere in grado di integrare la approfondita conoscenza e padronanza
tecnica della tradizione indostana nel loro lavoro creativo che risulta così sempre
improntato ad una esperienza diretta, in prima persona. Nessuna citazione, ma
piuttosto un “vissuto” del raga da cui emerge una visione
circolare e ciclica che abbraccia oriente e occidente, uomo e natura,
esperienza
quotidiana e soprannaturale.
Dice lo stesso Riley riguardo al progetto: “The challenge in
this form is to create a coherent dialogue between the keyboard and
vocal improvisations.
This is something that has occupied a large part of my creative efforts
in
recent years.”
I RAGA D'OLTREOCEANO sono composti e improvvisati in lingue diverse quali,
americano, hindi, italiano, e includono i versi della Beat Generation
e di poeti moderni
indiani.
www.terryriley.com
www.ameliacuni.de |