Selvaggio cresce il fiore della mia ira
Concerto teatrale per Thomas Bernhard ideazione: Renato Miani, Stefano Rizzardi
Roberto Baraldi, Violino I
interpreti: Maria Ariis, Stefano Rizzardi
Progetto promosso da l’Associazione Biblioteca Austriaca Con il sostegno di: In collaborazione con la regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
Dal punto di vista formale, l’opera si sviluppa dal riconoscimento di una delle chiavi della scrittura bernhardiana, ovvero la sua parentela con le tecniche di composizione musicale: concretamente un insieme di temi e sviluppi iniziali, una “crescita”, realizzata attraverso la ripetizione di una materia che si dilata per gradi, una punta finale. Il discorso sonoro è stato costruito da Renato Miani direttamente sulla linea testuale elaborata da Stefano Rizzardi. (Il testo scelto è il racconto Amras, del 1964, “libro prediletto” dallo stesso Bernhard, infiltrato con liriche tratte da In hora mortis, del 1958). Annodata alla parola fino alla fusione, la musica amplifica contenuti e timbri del testo, dando vita a legami e relazioni inaspettate e complesse. Limando quà e là nessi logici e valori semantici, la parola, avvolta nella strumentazione, diventa spesso pura dinamica e colore. I segni verbali “dispersi” nel materiale musicale rispuntano poi a tratti - ora prepotentemente ora a forza - in zone di recitazione più realistica, in un parlato tenue e confuso.
AMRAS. “L’essenza della malattia è oscura quanto l’essenza della vita”: questa citazione di Novalis è posta come motto all’inizio del racconto, scritto da Bernhard nel 1964. I protagonisti sono due fratelli che, sopravvissuti al suicidio collettivo deciso in famiglia, sono stati trasferiti in fretta e segregati in una torre, al tempo stesso luogo mistico e simbolo della loro tradizione familiare. Uno, il musicista Walter, è malato di una strana forma di epilessia, l’altro, K., è uno scienziato naturalista. Il luogo è Amras, un sobborgo di Innsbruck, in Austria. Nella torre, in un tempo sospeso e dilazionato, i due fratelli, creature inseparabili e dilaniate da un passato crudele e da una sensibilità estrema, consumano la loro esistenza in una simbiosi ambivalente, tra affetto ed avversione, cercando un impossibile approccio all’Assoluto. E’ anche l’ultima fase del processo di disfacimento di una famiglia, di una decadenza che sta in rapporto con il paesaggio in modo tanto misterioso quanto certo. La malattia accentua l’angoscia, diventando il centro di tensione in cui vita e morte, spirito e natura, dolore e follia si incontrano, si congiungono, si rispecchiano.
THOMAS BERNHARD (1931-1989), uno degli autori che maggiormente ha segnato la produzione letteraria e drammaturgica tedesca ed internazionale del secondo Novecento, appare, a vent’anni dalla morte, come uno scrittore particolarmente consono ad una realizzazione musicale-teatrale. Questo non solo per le spiccate caratteristiche della sua prosa, ma anche per il particolare legame con la musica presente in una grande quantità di suoi scritti, in particolare nei cinque testi autobiografici, nel Nipote di Wittgenstein, nel Soccombente (dove i protagonisti sono tre pianisti), ed ancora in A colpi d’ascia (che ruota attorno alla figura di un compositore…), in Antichi Maestri e, per finire, in Estinzione.
Renato Miani (Udine, 1965), ha studiato composizione con D. Zanettovich, perfezionandosi successivamente con F. Nieder e W. Rihm. Ha ottenuto vari premi in concorsi nazionali ed internazionali (Friburgo, Amsterdam, Vienna, Tolosa, Roma, Pescara, Perugia…)..
Stefano Rizzardi - Attore e ricercatore in ambito teatrale, ha collaborato negli ultimi anni con il CSS-Teatro stabile di innovazione del FVG, con il Teatro Club di Udine e altre realtà artistiche regionali. Insieme al compositore Renato Miani ha avviato recentemente un’indagine sulla relazione tra parola detta e musica, che, nel 2007, ha prodotto “OPERA GIACOMINI”, concerto teatrale su testi del poeta Amedeo Giacomini, del quale è stato autore della drammaturgia e interprete.
Il Quartetto d’archi del Teatro La Fenice nasce nel 2007, in occasione della visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Venezia. L’impressione positiva suscitata da questa “prima uscita” all’insegna di Mozart e Beethoven convince i quattro interpreti a proseguire con entusiasmo il sodalizio artistico, alla ricerca di un’identità musicale che esplori il più possibile le varie possibilità timbrico-espressive della formazione, dall’epoca classica alla musica contemporanea.
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