Radix Associazione per la diffusione della Cultura patriarcale nella nascente Europa
moderna
Dramma sacro ideato, scritto e realizzato da Marco Maria Tosolini
musiche originali di Vittorio Vella e Marco Maria Tosolini per Arcana
musiche di Hildegard von Bingen interpretate dall'insieme vocale-strumentale
Dramsam
tavole pittoriche diaproiettate: Claudia Raza
direzione e consulenza musicale: Giuseppe Paolo Cecere
frammenti testuali: Hildegard von Bingen
Regia: Paolo Antonio Simioni
1. Figure germinali (prologo)
2. Figure germinali
3. La prima Visione
4. O frondens Virga
5. Chiesa Celeste - Coro I (prima parte)
6. Chiesa Celeste - Coro I (seconda parte)
7. Il canto di Azazel
8. Scena dell’indemoniata Sigewize
9. Cum erubuerunt
10. Il monologo della paralisi (prima parte)
11. Il monologo della paralisi (seconda parte)
12. Parole che navigano
13. Apertura del Libro
14. Dialogo a morte
15. Cum vox sanguinis
16. Interdetto
17. Chiesa Celeste - Coro II
18. Nozze mistiche
19. O viridissima Virga
personaggi ed interpreti
Hildegard von Bingen: Francesca Carattozzolo Riccarda von Stade: Susanna Costaglione Azazel/Gilberto di Gembloux: Paolo Fagiolo Volmar von Disibodenberg: Andrea Zuccolo Coro Tragico: Paolo Antonio Simioni
Insieme vocale strumentale Dramsam Giuseppe Paolo Cecere viella, ribeca, ciaramello, canto Alessandra Cossi canto, symphonia Fabio Accurso liuto, traverso medievale, organo portativi Rossella Candotto, canto, organo portativi Elena Molinari, canto, flauto Nadia Cecere, canto, sistri
Vittorio Vella: regia dei suono Giampietro Veronese: coordinamento artistico Emanuela Gorgone: coordinamento amministrativo
Hildegard von Bingen Hildegard von
Bingen nacque nel 1098 - presumibilmente il 16 Dicembre - a
Bermersheim, nell'Assia renana. Era la decima figlia di una
famiglia di piccoli feudatari. A otto anni fu avviata agli
studi religiosi nel convento benedettino di Disibodenberg,
non lontano dalla dimora di famiglia.
Fu istruita a lungo da quell'importante figura di Jutta von Spanheim, monaca
del convento, che le fu Maestra in molte delle discipline da Hildegard affrontate,
ma anche nell'impianto generale, di taglio platoniano, del suo pensiero, della
sua futura speculazione intellettuale ed intensa spiritualità. Nel 1136,
alla morte di Jutta, trentottenne, divenne badessa. Da quel momento in poi
esplode la ricchezza della sua personalità che si tradurrà anche
nella stesura di molti testi di teologia (Liber vitae meritorum, Liber divinorum
operam), visionaria profetologia (Scivias), cosmologia, medicina officinale
e non solo (Causae et curae, Liber subtilitatum, Physica), linguistica ermetica
(Lingua ignota, Litterae ignotae).
Fu raffinatissima compositrice di musica su suoi testi e autrice anche di una
sorta di singspiel mistico, l'Ordo Virtutum. Oltre settanta fra canti, inni,
responsori sono raccolti nella Symphonia armonie celestium revelationum.
Fu spesso afflitta da affezioni ora rilevabili come di origine e tratti psicosomatici
che non le impedirono, però, di arrivare a ben ottantun anni di vita,
in un periodo certo molto selettivo dal punto di vista fisiologico.
Le fu vicino per tutta la vita, con una funzione di tipo segretariale, il fido
Volmar, monaco benedettino. Hildegard fu interlocutrice di potenti tramite
fitte corrispondenze, molte contenute nel Riesenkodex - quali Federico Barbarossa,
Enrico II Plantageneto Bernardo di Chiaravalle, fra i papi Eugenio III, Alessandro
III fra gli altri. Fu anche prodiga di consigli e riconosciuta esorcista, né tenne
un atteggiamento ostile al tema della sessualità, fatto che le procurò in
varie epoche, in ambiti curiali, non poche diffidenze.
Hildegard incarna un aristocratico spirito medievale, con intuizioni che vanno
ben al di là della sua epoca, ponti lanciati verso il passato e il futuro,
nel segno di un raffinato sincretismo fra cultura cristiana e germanica, comunque "madre" culturale
del miglior periodo patriarcale del Friuli storico.
In teatro "La Visione di Hildegarda" è un'azione
scenica vicina, per l'essenzialità di accenti, alla
sacra rappresentazione di taglio spontaneamente teatrale, ma
anche allo spirito del dramma liturgico, fatto di dialoghi,
momenti musicali strumentali e vocali, movimenti semplici quanto
significativi, destinati ad evidenziazioni iconico-simboliche,
al limite dei trasfiguranti ableaux vivants.
La traccia narrativa prevede l'inserimento di scene che richiamano momenti
salienti della vita della grande mistica, con particolare riferimento ai suoi
rapporti con la discepola e assistente Riccarda von Stade, con Volmar e alla
guarigione dell'indemoniata Sigewize, non senza un intenso, aspro ed ambiguo
colloquio con Azazel, rappresentante il mondo Inféro nel segno di quell'inquieta
coesistenza, che fu propria di Hildegard, fra tensione sovrannaturale e assoluta
lucidità, nella propria visione mistica.
Vi sarà anche l'utilizzo di immagini realizzate da Claudia Raza e ispirate
al mondo simbolico dei tarocchi medievali diaproiettate su schermo e il suono
arcaico delle sue composizioni si mescolerà alle suggestioni dei suoni
digitali, nutrimento delle musiche di Arcana in un processo di fusione con
Dramsam secondo una linea espressiva praticata da anni che sta dando risultati
artistici sempre più interessanti (In hoc signo tuta, Il Nascimento
di Palma, 1993, Civitatis Dahl 1994, Erzsebet B., nuova vers. del 1995, Ode
a Bertrando, 1996/8, Spiritus-Aqua-Vita, 1998, Patriarchi, 2000).Arcana, Dramsam
diretto da Giuseppe Paolo Cecere, gli attori Carattozzolo, Costaglione, Fagiolo,
Zuccolo, Simioni: ancora una volta la dimostrazione della straordinaria vitalità e
professionalità della vita artistica in regione attraverso i suoi maggiori
talenti.
"La Visione di Hildegard" come "audioteatro"
Fra le esperienze ideative, registiche e
testuali di chi scrive quella della drammaturgia radiofonica
riveste un significato assai particolare e straordinariamente
suggestivo.
Le produzioni RAI degli originali radiofonici in tredici puntate Giorgio Mainerio:
musico, abate, negromante (prod. sede del Friuli V.G. 1985, regia di Ugo Amodio),
Il Mistero dei Fanes (prod. sede dell' Alto-Adige, 1988, regia di Angela Berzuini),
L'alba di S. Candido (prod. sede dell'Alto-Adige, 1991, regia di Angela Berzuini)
hanno costituito un laboratorio formidabile per sperimentare in modo approfondito
quello che Marshall McLuhan nel suo "Strumenti del comunicare" aveva scritto
in merito alla natura mediatica del mezzo radiofonico. Ripartendo i media in "caldi" e "freddi" là dove
quelli "caldi" (mezzo televisivo, ad esempio), ad onta dell'indicazione confortevole,
si connotano invece come invasivi e paralizzanti la possibilità del
fantastico sprigionata dalla mente che ascolta e reinventa.
E questa possibilità è data invece da quelli "freddi" dei quali
principe è, appunto, il mezzo radiofonico. In tal senso il teatro radiofonico
ha qualcosa di naturalmente onirico.
Chi ascolta è positivamente costretto ad immaginare, a inventare la "visione" di
ciò che ascolta.
Quale soggetto migliore delle straordinarie visioni di Hildegard von Bingen
poteva essere per inaugurare un soggetto antico quanto le lezioni "nascoste" di
Pitagora Ç talvolta teneva lezioni ai suoi discepoli-apprendisti da dietro
una tenda affinché la forza evocatrice di una voce,a quel punto oracolare,
si potenziasse Ç e nuovo quanto un supporto CD per "ascoltare" un'opera teatrale
e vederla realizzarsi nella propria mente, sperimentando la più intima
libertà creativa e associativa.
Quindi "dal" teatro radiofonico a "oltre" il teatro radiofonico limitato ai
tempi di programmazione, mentre il supporto CD permette ascolti improvvisi,
desiderati, un po' rabdomantici nell'individuare il momento giusto per abbandonarvisi.
E' evidente, poi, che l'ascolto del CD si colloca in quella raffinata spazialità dell'impianto
Hi-Fi che non sempre l'emissione radiofonica consente.
In questo senso, poi, il testo teatrale viene pensato e rimontato in modo particolarmente
attento alla sua musicalità naturale e al potenziamento evocativo attraverso "fantasmi" sonori
caratterizzati da una effettistica misurata - per non cadere nella banalizzazione
rumoristico-didascalica - e quanto mai efficace sul piano evocativo. Il CD "La
Visione di Hildegard" inaugura, dunque, una sorta di "audioteatro", di immaginifico
teatro dell'ascolto con gli stessi affascinanti paradigmi dell'ascolto musicale
che ci fa cogliere, ogni volta che lo ripetiamo, con la stessa opera, aspetti
percettivi diversi dall'esperienza uditiva precedente.
In sintesi la "storia sonora" può essere vissuta come una "discesa agli
Inferi" dell'esperienza d'ascolto drammaturgico-musicale intesa nel senso classico-arcaico
del termine, là dove questo atto virtuale non solo non ha nulla di negativo
ma vede magnificarsi nei livelli profondi della nostra sensibilità il
vissuto d'arte, nell'accezione più pregnante della sua spiritualità archetipica.
Tutto ciò senza nulla togliere, ovviamente alla dimensione originale
della piéce la cui regia, intensa e coinvolgente, di Paolo Antonio Simioni,
ha trasferito la sua forza anche in questo diverso soggetto d'espressione.